La Buona novella. La speranza di Bidibidi

La rubrica della redazione dedicata alle buone notizie

 

Bidibidi è uno dei più grandi insediamenti di rifugiati al mondo, nel nord dell’Uganda. Nato nel 2016 per ospitare i profughi della guerra civile in Sud Sudan, è oggi una vera e propria città, con più di 270.000 persone. Sono nate scuole, mercati, ospedali…e nonostante la precarietà, le persone cercano di ricostruire le proprie vite.

Ogni anno l’Aiuto delle chiese evangeliche svizzere (Aces-Eper-Heks) realizza un filmato su uno dei suoi progetti all’estero, e lo proietta in serate ad hoc in tutta la Svizzera. Quest’anno è dedicato appunto a Bidibidi.

 

Come spiega l’agenzia protestante nel lancio, «dagli anni 90 l’Uganda conduce una delle politiche più avanzate al mondo in materia di accoglienza dei rifugiati, la “politica della porta aperta”», che ha offerto “«non solo protezione, ma anche accesso a una porzione di terra, a un lavoro e all’istruzione». In questo processo, il sostegno internazionale ha avuto un peso rilevante, e può averlo altrettanto la sua riduzione, pensiamo alle conseguenze devastante del blocco del programma USAid deciso dall’amministrazione Trump.

Il documentario racconta la vita quotidiana a Bidibidi, in particolare il lavoro di un proprietario ugandese che ha condiviso i tuoi terreni con i rifugiati, impegnandosi come “costruttore di pace”, essendo stato lui stesso un rifugiato; uno spettacolo teatrale che, raccontando la storia di una capra rubata, parla di convivenza e ricomposizione dei conflitti. 

 

Ma soprattutto parla del laboratorio “BidiPads”, dove 60 donne, ugandesi e rifugiate, lavorano insieme per produrre assorbenti riutilizzabili, da loro stesse ideati. Questa iniziativa ha offerto prospettive di lavoro, ma anche tessitura di relazioni sociali e amicali al di là delle provenienze “nazionali”, e contribuito all’empowerment e alla dignità femminile.

 

Una piccola goccia di speranza in un mare di negatività…